Oggi parleremo del Karma e della sua relazione con la legge di causa ed effetto.

Termine indiano, indicato anche con la grafia “Karman”, con cui si indica il destino, tutte le azioni che abbiamo compiuto in passato provocano o provocheranno una reazione.

Tutti i nostri comportamenti passati provocano in noi debiti o crediti che paghiamo o riscattiamo nella vita attuale. Tutto quello che noi facciamo, pagheremo o recupereremo in una vita futura.

La teoria reincarnativa potrebbe spiegare le malattie, le diseguaglianze sociali, i destini tragici che si compiono anche in tenera età, perché tutte queste “prove” sono liberamente scelte dalle singole entità prima di incarnarsi.

Ci si sceglie cosi, paese, società, genitori e prove da affrontare,, fino a quando non si esauriscono tutti i tipi di esperienze terrene. La tradizione orientale dice che, prima o poi, tutti i nostri debiti verranno liquidati e non avremo più bisogno di reincarnarci, diventando cosi spiriti liberi.

Per non citare che pochi sommi del passato, ricorderemo Isaac Newton, che affermava “A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Buddha, che sosteneva “Saremo ciò che pensiamo, essendo diventati ciò che abbiamo pensato” e Cayce, che se l’è cavata con tre sole parole, parafrasando l’oracolo di Delfi: “conosci te stesso”.

Si potrebbe anche considerare il problema da un punto di vista prettamente biochimico ed associare il Karma al DNA, essendo in esso codificata tutta la nostra storia passata, tutta la nostra evoluzione di razza, compresi tutti i difetti (genetici) sia mentali, sia psicologici, sia fisici.

Potremmo anche azzardare una analogia tra la spirale ammatassata della molecola di acido desossiribonucleico e la spirale evolutiva costituita da più vite concatenate, anche se di queste noi riusciamo a percepire solo quella in corso.